Via dei Crociferi a Catania con la facciata curva della chiesa di San Giuliano a sinistra, palazzi barocchi e l'Arco di San Benedetto sullo sfondo
Via dei Crociferi e la chiesa di San Giuliano, Catania — foto: Antony-22 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva a Catania per la prima volta nota subito una cosa: il centro ha un'aria uniforme, quasi disegnata a tavolino. Non è un'impressione. Gran parte di ciò che si vede tra piazza Duomo e via Etnea è nato nei decenni successivi al terremoto del 1693, che distrusse la città e costrinse a ripensarla da capo.

Il terremoto del 1693

Nel gennaio del 1693 due scosse, il 9 e l'11, colpirono la Sicilia sud-orientale. La seconda fu la più violenta: a Catania, secondo le stime storiche, morirono circa 16.000 persone su una popolazione di circa 20.000. La città fu quasi cancellata; della Cattedrale restarono in piedi soltanto la zona absidale e la facciata di allora. Da quella distruzione nacque, nei decenni successivi, la città barocca che si attraversa ancora oggi.

Una città ridisegnata

La ricostruzione fu guidata da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, nominato vicario generale dal viceré. Il 28 giugno 1694 il consiglio per la riedificazione di Catania, da lui presieduto, stabilì che le strade da costruire fossero «tutte a retta linea, larghe e spaziose», intersecate da altre con le stesse caratteristiche. Con il duca lavorarono l'ingegnere militare Carlos de Grunenbergh, il commissario generale Giuseppe Asmundo e l'architetto gesuita Angelo Italia.

Da quel disegno nacque anche via Etnea, il lungo rettilineo che parte da piazza Duomo e sale verso nord. Il reticolo di vie diritte e di piazze che ne derivò è ancora oggi la testimonianza più evidente del progetto, e dà al centro il suo aspetto ordinato e riconoscibile, fatto di lunghe prospettive che si aprono su chiese e palazzi.

Vaccarini e il volto di piazza Duomo

Se il duca di Camastra fissò la trama, il volto della città barocca deve molto a Giovanni Battista Vaccarini, architetto nato a Palermo nel 1702 e attivo a Catania dagli anni Trenta del Settecento. A lui si devono la facciata della Cattedrale di Sant'Agata, il Palazzo degli Elefanti, oggi sede del Comune, la chiesa della Badia di Sant'Agata e la Fontana dell'Elefante, dove un elefante in pietra lavica regge un obelisco in stile egizio. In piazza Università firmò Palazzo San Giuliano e partecipò al cantiere del Palazzo dell'Università. Il risultato è una piazza Duomo in cui quasi ogni edificio parla la stessa lingua.

Via dei Crociferi, passo dopo passo

Via dei Crociferi è lunga poco più di quattrocento metri, ma concentra il meglio di questa stagione. Si entra da piazza San Francesco d'Assisi passando sotto l'Arco di San Benedetto, costruito nel 1704 per collegare le due parti del monastero benedettino. La tradizione vuole che sia stato innalzato in una sola notte, per mettere il senato cittadino davanti al fatto compiuto; vera o no, la storia accompagna l'arco da tre secoli, e l'arco stesso è diventato uno dei simboli della città.

Sul lato occidentale della via si susseguono la chiesa di San Benedetto, con la scalinata dell'Angelo, uno scalone di marmo ornato da statue di angeli e chiuso da una cancellata in ferro battuto; la chiesa di San Francesco Borgia, a cui si accede da due scalinate; l'ex Collegio dei Gesuiti, con il suo chiostro porticato. Sul lato opposto si incontra San Giuliano, attribuita a Vaccarini e considerata uno dei migliori esempi del barocco catanese. In fondo, oltre la chiesa di San Camillo, la strada si chiude con Villa Cerami, oggi sede di Giurisprudenza dell'Università di Catania.

Un consiglio: via dei Crociferi va percorsa lentamente, alzando lo sguardo su balconi, portali e cornicioni. Ogni anno all'inizio di febbraio, durante la festa di Sant'Agata, è anche uno dei passaggi più attesi del fercolo della patrona.

Il riconoscimento UNESCO

Nel 2002 Catania è entrata, insieme a Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa e Scicli, nel sito UNESCO delle città tardo barocche del Val di Noto. Sono otto centri ricostruiti dopo il 1693, riconosciuti come testimonianza eccezionale del tardo barocco, la sua ultima fioritura in Europa. Per Catania rientrano nel sito, tra gli altri, la Cattedrale, la Badia di Sant'Agata, le chiese di via dei Crociferi, il complesso di San Nicolò l'Arena e il Palazzo degli Elefanti.

A differenza di Noto, spostata in un nuovo sito, Catania fu ricostruita nello stesso luogo della città distrutta. Per questo camminare nel centro significa attraversare una città sorta sulle proprie macerie, e riconoscere a ogni angolo lo stesso progetto. Per completare il quadro vale la pena raggiungere il Monastero dei Benedettini e tornare poi verso piazza Duomo, dove tutto è cominciato.

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