Un piatto di pasta alla Norma con salsa di pomodoro, melanzane fritte, ricotta salata grattugiata e una foglia di basilico
Pasta alla Norma — foto: 8w9d · CC0 · Wikimedia Commons

La cucina catanese si racconta volentieri attraverso pochi piatti simbolo, legati alla musica, alla devozione per la patrona e alla terra dell'Etna. Conoscerne la storia rende ogni assaggio più interessante: ecco quelli da non lasciarsi sfuggire durante un soggiorno in città.

La pasta alla Norma, un omaggio a Bellini

È il primo piatto che più identifica Catania: pasta, spesso maccheroni, condita con salsa di pomodoro, melanzane fritte, ricotta salata grattugiata e basilico fresco. Pochi ingredienti, ciascuno con il suo ruolo: la dolcezza del pomodoro, la morbidezza delle melanzane, la nota sapida della ricotta, il profumo del basilico.

Il nome rende omaggio a Vincenzo Bellini, nato a Catania il 3 novembre 1801, e alla sua opera più celebre, Norma, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre 1831, su libretto di Felice Romani. Secondo il racconto più diffuso, fu il commediografo siciliano Nino Martoglio a esclamare «è una Norma!» assaggiando il piatto, usando un modo di dire allora comune in città per indicare qualcosa di eccellente. Un'altra versione lega invece la ricetta ai festeggiamenti per l'opera. Qualunque sia l'origine, il legame con il compositore si ritrova in molti luoghi di Catania: il Teatro Massimo Bellini fu inaugurato il 31 maggio 1890 proprio con Norma, e dal 1876 le spoglie del musicista riposano nella Cattedrale di piazza Duomo.

Le minne di Sant'Agata

Tra i dolci, il più legato all'identità cittadina è la cassatella di Sant'Agata, nota a tutti come «minna» e in dialetto come «minnuzzi 'i Sant'Àjita». È un piccolo dolce tondeggiante di pan di Spagna bagnato nel rosolio e farcito di ricotta, con gocce di cioccolato e canditi, ricoperto da una glassa bianca e completato da una ciliegina candita. La forma richiama il martirio della santa patrona, a cui secondo la tradizione fu reciso il seno: un simbolo di devozione che arriva in tavola soprattutto nei giorni della festa di Sant'Agata, all'inizio di febbraio, quando la città si riempie di processioni e delle grandi candelore portate a spalla.

Le olivette di Sant'Agata

Nello stesso periodo, tra gennaio e febbraio, compaiono le olivette di Sant'Agata: piccoli dolci di pasta di mandorle, zucchero e liquore, modellati a forma di oliva e passati nello zucchero verde. Oggi se ne trovano anche versioni ricoperte di cioccolato. La leggenda racconta che la santa, in fuga dai soldati di Quinziano, trovò riparo presso un olivo selvatico che la nascose alla vista delle guardie e le offrì i suoi frutti per nutrirsi. In origine, per ottenere il colore verde, si usavano il pistacchio e coloranti naturali.

Pistacchio e mandorla, i sapori dell'isola

Due ingredienti attraversano gran parte della pasticceria catanese. Il primo è il pistacchio: sulle pendici dell'Etna si coltiva il Pistacchio Verde di Bronte, riconosciuto DOP nel 2009 e prodotto nei territori di Bronte, Adrano e Biancavilla, su terreni di origine vulcanica tra i 400 e i 900 metri di quota. La raccolta avviene ogni due anni, e per questo la produzione è irregolare. Lo si ritrova in creme, dolci, gelati e nel pesto alla brontese.

La mandorla è l'altra protagonista: è la base della pasta di mandorle e uno dei gusti della granita, il dessert al cucchiaio che in Sicilia si accompagna per tradizione alla brioche col «tuppo», la pallina di pasta sulla sommità, e che un tempo era la colazione tipica delle mattine d'estate. A Catania la granita ha una consistenza più densa, vicina a quella di un gelato. Le sue radici risalgono al periodo arabo e alla neve che nei mesi invernali veniva raccolta sull'Etna e su altri rilievi siciliani e conservata nelle neviere.

Quando assaggiarli: la pasta alla Norma accompagna ogni stagione; cassatelle e olivette sono legate soprattutto al periodo della festa di Sant'Agata, tra gennaio e febbraio; la granita con la brioche dà il meglio di sé nei mesi caldi.

Il modo migliore per scoprire questi sapori è concedersi il tempo di assaggiarli senza fretta, magari dopo una passeggiata lungo via Etnea o tra le strade intorno a piazza Duomo, dove la città mostra il suo volto più vivace.

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